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I lavori di Mana Greco descrivono, con efficace intensità espressiva, paesaggi dove la natura mostra la sua meraviglia, declinata in fiori di un rosso vivo o nel rigido clima invernale, luoghi reali ma anche luoghi dell’anima, che si manifestano grazie alla significativa coniugazione della luce, del segno e del colore. Ricorrendo alla tecnica mista l’artista procede con tratto sicuro, che scaturisce da uno studio preparatorio approfondito e da una consolidata abilità tecnica. Le linee si rincorrono come sequenze di un racconto che ora si fa esplicito e nitido nei contorni, ora misterioso e sfumato nel significativo stemperarsi dei cromatismi. Le forme arborescenti che si sviluppano in verticale appaiono metafora di una crescita spirituale, di una costante e progressiva aspirazione a trascendere le contingenze del quotidiano, per penetrare in un altrove capace di restituire pace allo spirito.

 

Paolo Levi

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La mostra sarà aperta fino al 16 settembre. Sono occhi trasversali quelli con cui Mana Greco guarda il mondo e quindi lo dipinge; gli occhi di chi, nata a Roma, ha poi girato ogni angolo del pianeta e ha imparato a capire ed apprezzarne ogni singola differenza e prospettiva.”ANGOLI DI VISUALE”, non a caso, è il titolo della personale che l’artista propone, con inaugurazione il 10 settembre alle ore 18, a Montepulciano nelle sale del Palazzo del Capitano del Popolo, piazza Grande 7. Uno stralcio esaustivo della produzione pittorica più recente della Greco; scorci di mondo inaspettati ed evocativi. Quadri che dimostrano come l’uso del colore e quello del bianco e nero, così come l’intersecarsi tra il geometrico e il realistico, hanno raggiunto nella pittrice una sintesi espressiva matura e completa.

Fulvio Benelli

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Mana Greco è un nome promettente del panorama artistico contemporaneo romano. Grandi passioni sono per lei, da sempre l’arte e la danza, che procedono di pari passo lungo il suo percorso formativo, tanto da rappresentarne delle costanti. Mana frequenta il liceo artistico e successivamente l’Istituto Europeo di Design, spinta dalla volontà di fare dell’espressione artistica un mezzo di comunicazione a vari livelli, volontà che traspare dall’originalità studiata e ponderata delle opere. Dalle molte creazioni traspare l’influsso di quella maniera giapponese che tanto affascino gli artisti di fine Ottocento, con la quale viene in contatto durante i soggiorni in Giappone, dove si è svolta una parte importante della sua vita professionale.Così come la sua storia personale, quella artistica segue ed è segnata da due fondamentali costanti, due linee guida, che in questo caso sono la sperimentazione e la ricerca geometrica; le quali rappresentano criteri ordinatori sempre presenti e perseguiti, che accompagnano l’artista lungo l’intero processo evolutivo di un linguaggio pittorico che, anche quando subisce, come lei stessa afferma, repentini cambi di fase e di soggetto fa emergere un’estrema coerenza ed unità compositiva che lega e rende parte di un’unica volontà espressiva ogni singola creazione.l’attitudine a sperimentare compare fin dalla prima fase produttiva, definita dall’artista ‘esercizio accademico’, nel corso della quale i temi ricorrenti della natura morta e del paesaggio vengono indagati attraverso esperimenti cromatici, che li vede emergere come fantasmi da fondi scuri, e mediante l’impiego di vari materiali quali l’acrilico e olio su tavola e le tecniche miste. Successivamente è la geometria, espressa attraverso una forte progettualità astraente e ricerca tecnica della precisione a costituire il vero leitmotiv nei lavori di Mana. Questo secondo periodo, sviluppatosi nell’arco di circa cinque anni, è scindibile in due diversi filoni di studio: quello sul bianco e nero, che unisce la libera indagine sperimentativa sui materiali e la sodezza architettonica della forma; e quello riguardante il colore, che per mezzo di oggetti scomposti in figure geometriche e indagati attraverso varie prospettive e punti di vista, viene steso sul piano in campiture cromatiche pure, evitando ogni sorta di sovrapposizione e trasparenza. Appartengono alla fase ‘bianco-nero’ le tre tavole con lo studio sul Foro di Cesare, dove ogni singolo elemento della costruzione viene trasformato in una visione geometrico-planare; mirabile esempio di costruttività architettonica unita all’esigenza di pianificare e sperimentare allo stesso tempo.Attualmente si assiste ad un ritorno ad un figurativismo e naturalismo da parte dell’artista che predilige per le sue rappresentazioni i campi di lavanda della Provenza e gli scorci urbani di Nizza, dove trascorre le estati per seguire dei corsi di aggiornamento sulla danza.Neanche questa recente svolta manca però di coerenza come potrebbe apparire in un primo momento; non si tratta infatti di un ritorno nostalgico ai primi esercizi d’accademia, ma dell’estensione, potremmo dire al quotidiano, di quei principi ordinatori più volte citati. Nei vicoli, nei campi, vengono indagate le forme create sulle superfici dalla luce naturale, le regolarità geometriche dei palazzi e delle piantagioni, ed i colori sono pure e dense campiture. Mana nel corso della sua attività ha realizzato anche tromp-l’-oeil per locali commerciali ed abitazioni private ed ha curato scenografie teatrali per spettacoli di danza, perseguendo la sua visione di un’arte comunicativa, che dovrebbe essere presente non solo nelle gallerie e negli atelier, ma nella nostra quotidianità.l’arte di Mana Greco non scaturisce da un impeto creativo, ne da un’interiorità tormentata che sente il bisogno di emergere, neanche nell’ambito dell’astrazione che consente un’immediata e profonda espressione di se, ma è frutto di una padronanza dei mezzi creativi acquisita fase per fase, e che la porta ad avvicinarsi all’astratto ed a ritornare al figurativo senza perdere il filo logico di un discorso basato sul lavoro preparatorio, sullo studio, sulla ponderazione; un’arte più cerebrale che emotiva potremmo dire, pervasa da una forte e costante volontà di fare e di inventare, una valida risposta a coloro che affermano che molta arte contemporanea manca di progettualità.

Luisa Binotti

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Mana Greco: una scoperta straordinaria nel panorama artistico contemporaneo dei giovani emergenti. E’ stata ospite, con una sua mostra personale, nella galleria dell’associazione artistico-culturale “Fourforart”, che dirigo da più di venti anni; è quindi, la mia, una constatazione dovuta all’esperienza maturata nel tempo, pienamente vissuto a contatto con giovani artisti. Mana suscitò in me un grande interesse fin dal primo incontro, quando portò alcuni dei suoi lavori per farsi conoscere più concretamente nel suo intimo espressivo. A me personalmente colpì la sua ansiosa ricerca sia tecnica che contenutistica e l’interesse che ha nel legare con ispirate motivazioni le diversità tecniche adottate nel suo procedere artistico. Pur essendo giovane, ha già un trascorso di estremo interesse per i suoi viaggi nel mondo e per la sua cultura artistica. Al primo impatto con le opere di Mana ci si sente invasi da una senzazione spiazzante che non facilita la lettura immediata della sua espressione; ma entrando in sintonia con il suo mondo interiore. si ha la percezione di seguirla in questi suoi viaggi lontani, affascinanti,ed immediatamente si entra con lei nello studio e nella sublimazione dei luoghi sognati e vissuti. I colori che utilizza per comunicare le sue emozioni, spesso perdono di consistenza come sè non avessero importanza ai fini estetici delle sue creazioni, in quanto il suo procedere consiste soprattutto nel raccontare l’emozione e coinvolgere il fruitore in questo racconto che non ha colori prestabiliti ma lascia alla sensibilità dell’interlocutore la facoltà intuitiva di utilizzare la sua tavolozza.
Queste poche righe che dedico a Mana Greco sono scaturite dal fascino del suo discorso e dall’intensa comunicabilità che rende viva e significante la sua infaticabile ricerca. Parole di un collega con tanti anni vissuti nella ricerca della Verità per l’Arte, per sè e per l’uomo.

Ernesto Nino Palleschi

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MONTEFIASCONE - Inaugurata ieri sera alle 18,00 presso la Biblioteca Comunale la personale di pittura di Mana Greco ‘Passaggio Lacustre’.
La giovane pittrice, nata a Roma, dove ha frequentato il liceo artistico e successivamente l’Istituto Europeo di Design, è un’artista a tutto tondo; ha realizzato oltre duecento progetti nell’ambito della comunicazione visiva, dalla standistica alle esperienze multimediali, sperimentando sempre linguaggi innovativi.
Nella mostra presentata a Montefiascone, aperta fino al 30 marzo dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19, propone alcune delle opere realizzate negli ultimi tre anni, dal 2005 ad oggi, combinando olio, acrilico e smalto. Immagini che rievocano il mondo lacustre, tipico anche del paese falisco, ma che non lo dipingono direttamente. E’ una vegetazione, una natura simbolica, luoghi che sono soprattutto interiori come dichiara l’artista. Questi ambienti hanno un significato particolare, gli steli sviluppati in verticalità rappresentano la mia crescita, la mia vita, l’acqua ferma è invece il ricordo, la memoria. Ho intitolato questa esposizione ‘Passaggio lacustre’ proprio perchè non ritraggo paesaggi ma passaggi interiori, emozioni e sensazioni dell’anima.

Giulia Moscetti